Possibili scenari e insidie di una ripartenza del sistema Italia

Forse il rischio più alto che corriamo in questo momento è lasciare che nuove forme di emarginazione e di povertà si innestino nelle pieghe delle norme e dei vari DPCM che vestono sgraziatamente una nuova forma di socialità ed economia.

La fretta non è una buona consigliera. Questa riflessione vale sempre e, a maggior ragione, vale adesso. Sembra evidente, infatti, che l’impellenza di fornire uno scenario di vita co-pandemica che spinge chi governa a disegnare norme e ipotizzare fasi, lascia vuoti e ombre pericolose. In questi spazi, un po’ volontariamente dimenticati per difficoltà nella gestione della complessità, un po’ lasciati al governo del buon senso privato, c’è il rischio che si annidi una nuova forma disgregazione sociale.

Voglio dire che le piccole e grandi fobie che tutti noi viviamo in questo momento, dalla paura di toccare i tasti del POS al supermercato, al terrore di prendere la metro, al disagio provato all’idea di recarsi in luoghi troppo affollati, alimentano quelle comodità che sono il seme per la nascita di un surrogato di lavoro che ci verrà offerto da chi, queste paure, non se le può proprio permettere. Non è una cosa tanto improbabile e se ci pensiamo ci accorgiamo che è già successa, anzi succede continuamente. Diamo per scontato che ci sia sempre qualcuno disposto ad offrire quel tipo di servizio, o a fare qual tipo di lavoro che noi non riusciremmo proprio a fare e che alla fine viviamo come una concessione di comodità. E, in effetti, abbiamo ragione, quel qualcuno c’è sempre e ci sarà ancor di più da domani perché l’epidemia aguzza l’ingegno.

Enzo Mari, playground. Carrara_1968

Se questo accadrà, se inizieremo nuovamente ad accettare come normale il fatto che persone possano correre volontariamente un rischio per compiere un lavoro, mal pagato, non normato e non tutelato, avremo perso la battaglia più grande.

Perché non c’è nulla di più veloce e virale che l’instaurarsi di nuovi vizi e nuove abitudini che mettono a tacere le nostre fobie, ci donano un’impressione di sicurezza e soprattutto ci abituano a una nuova comodità. Se questo dovesse accadere, è probabile che succederà a discapito delle fasce più deboli, delle persone che per continuare a lavorare sono disposte ad assumersi il rischio e nel peggiore dei casi ad inventarsi lavori e servizi per aumentare l’offerta di comodità della fascia di società più agiata.
Il rischio è quello di trasformare la distanza sociale in opportunità di isolamento, dove in un futuro già delineato in qualche sci-fi ci ritroveremo al sicuro, rinchiusi nelle nostre abitazioni con una tecnologia capace di farci assaporare la vita per come era prima. Se questo accadrà, il pericolo che correremo sarà molto più grande, perché più difficile sarà la cura da trovare, poiché più grandi e forti saranno i surrogati di cui avremo necessità per simulare una vita normale.
Il fatto che nulla sarà come prima ormai ci sembra certo, ma nessuno ci assicura su un dopo migliore del prima. Questo dipende da noi, non è solo colpa dello Stato o di una task force che decide cosa si può o non si può fare. Dipende da quanto saremo in grado di smettere di invocare bisogni che fanno riferimento ad abitudini passate, a comodità che non ci possiamo più permettere.

Nessuno vuole rinunciare agli affetti, alla libertà di incontrare persone, alla possibilità di lavorare, socializzare e vivere in serenità come prima. Il punto è che il prima ha bisogno di essere reinventato per continuare a produrre un dopo. È questo che manca ora, è questa la grande lacuna che ci offre chi ci governa. Non fornirci strumenti ed opportunità per ridisegnare il presente.

Lo si dovrebbe fare con strumenti e narrazioni differenti, con bandi e opportunità che supportino le attività di riprogettazione e innovazione del nostro Paese. Perché la ricostruzione è una attività di design, di immaginazione di modelli e forme nuove.
Abbiamo però una fortuna: in Italia, lontano dalle narrazioni retoriche del genio, ci sono le risorse affinché questo avvenga. Persone, di generazioni differenti, capaci di immaginare soluzioni concrete. Professionalità in grado di tracciare scenari di possibile convivenza con il virus.

Queste persone rappresentano le concrete opportunità per dare risposte immediate e soluzioni possibili alle varie istanze che la ripartenza ci impone. Non una task force ma un sistema coordinato di ricerca e sviluppo, un modello di open innovation del sistema Italia, capace di affrontare in maniera studiata tutti gli aspetti necessari alla ripartenza, proponendo soluzioni e indicazioni concrete, fatte di misure, di materiali, di forme, di software, di dati, di comportamenti.

Il tutto potrebbe compiersi per stadi differenti, dall’emergenza alla convivenza, dalla fase di protezione fino ad una nuova normalità. E dovrebbe realizzarsi per tutti gli ambiti della nostra società, dal commercio al turismo, dalla vita sociale a quella privata. Un piano che potrebbe procedere per approssimazioni successive, con sensibilità, indicando e non imponendo, perché di certo non saranno le soluzioni migliori e non saranno nemmeno così facilmente accettate, ma potrebbero essere utili proprio per questo.  Potrebbero essere un primo passo per capire ciò che funziona e ciò che proprio non è accettabile. Non è questo forse il compito di chi progetta? Di chi disegna il futuro? Indagare un possibile scenario? Più si ritarda questa attività più ci si apre all’incertezza dell’improvvisazione e, peggio ancora, si procede in direzioni differenti diluendo l’intensità di una possibile ripresa sistemica. Perché per ricostruire c’è bisogno di disegnare quello che si vuol realizzare e per farlo è necessario dichiarare i valori ai quali ci si ispira, ciò a cui si tende. C’è bisogno di esporsi e di dirlo.

C’è bisogno di una nuova epica per una nuova etica. È fondamentale preservare la salute delle persone e normare comportamenti a favore del bene pubblico, ma è altrettanto fondamentale fornire una narrazione di quello che si vuol fare all’altezza dell’impresa che si ha di fronte.

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By Categories: Big Thinking, Bollino Home #07, NotiziePublished On: 28 Aprile, 2020

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